capture 090 03052021 104912Ayrton Senna moriva il 1° maggio 1994, dopo un incidente nel GP San Marino di F1, a Imola. Il ricordo di Giovanni Gordini, 67 anni, all'epoca responsabile del 118 di Bologna e oggi direttore della Rianimazione e del Dipartimento emergenza, è raccolto dalla Gazzetta dello Sport. "Ero in giro per il circuito. Mi ero diretto in tribuna centrale per controllare l’incidente tra JJ Lehto e Pedro Lamy alla partenza, dato che diversi detriti delle monoposto erano volati in tribuna, compresi alcuni pneumatici. Pochi minuti dopo mi è arrivata la voce via radio di Mauro Sacchetti (allora coordinatore sanitario del 118 che operava quel giorno al circuito del Santerno, ndr) con tre chiare parole: “Senna, incidente Tamburello”. Ero anche un po’ preoccupato, dato che quella curva evocava spesso botti dannosi come quello di Gerhard Berger nel 1989, bloccato nella sua Ferrari in fiamme e salvato grazie all’intervento tempestivo degli uomini del servizio antincendio. Così ho preso il mio motorino medico e mi sono diretto al Tamburello”, spiega Gordini.

“Sono arrivato qualche minuto dopo il medico della F1, Sid Watkins. Senna respirava ancora autonomamente ma era entrato in coma: aveva perso molto sangue dalla ferita sopra all’occhio destro, oltre ad avere una frattura alla base del collo per colpa della sospensione che si era staccata dalla sua Williams. Le manovre di rianimazione erano già iniziate, ma lui non dava nessun segnale di vita. Capimmo tutti subito la gravità della situazione e decidemmo di fare scendere l’elicottero in pista per portarlo all’ospedale Maggiore", svela Gordini.

 

"Sull’elicottero continuava a respirare ancora con il ventilatore meccanico polmonare. Il suo cuore ha anche subito un rallentamento del battito ma siamo riusciti a farlo ripartire. Abbiamo portato subito Senna nell’emergency room del pronto soccorso.  Eravamo in 10 ad assisterlo. Dalle prime immagini abbiamo capito quanto la situazione fosse critica, la conferma l’abbiamo avuta poi con l’elettroencefalogramma: era piatto, il suo cervello non rispondeva agli stimoli elettrici. L’emorragia era troppo grande e diffusa per colpa sia della lesione al lobo frontale destro che della frattura alla base del cranio. Ricevendo poco sangue, il cervello di Senna si è spento andando in quello che noi definiamo silenzio elettrico. Posso assicurarlo, le abbiamo provate tutte, ma non c’è stato nulla da fare. Con la morte celebrale di Senna e dopo che il suo cuore ha smesso di battere, ci siamo trovati di fronte a un altro arduo compito: dare l’annuncio della morte ai tantissimi presenti all’ospedale”, conclude Gordini.

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