Del “lato oscuro” delle scelte di politica economica compiute dalla Germania negli ultimi anni abbiamo avuto modo di parlare molto spesso, di recente: dal tema dell’ipocrisia tedesca sulle regole comunitarie a quello dell’insostenibilità del surplus commerciale di Berlino, passando per l’allarmante questione di Deutsche Bank, che lo Stato tedesco sarebbe pronto a salvare passando sopra ogni possibile accusa di doppiopesismo in campo comunitario, un’osservazione accurata porta a comprendere come il tanto decantato “modello tedesco” esista, allo stato attuale delle cose, solo nella testa di un nucleo ristretto di opinionisti ed economisti.

 

O meglio, se esiste non avvantaggia certamente la grande massa della popolazione tedesca. I governi del socialdemocratico Schroeder e della cancelliera Merkel poi hanno rafforzato la postura export-led dell’economia tedesca, sfruttando il combinato disposto tra deflazione salariale e sociale interna, flessibilizzazione estrema del mercato del lavoro e rigore monetario nel contesto europeo per dilatare enormemente il vantaggio competitivo di Berlino in seno all’Unione.

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dall'articolo di  per ilgiornale.it 

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