Pier Luigi Bersani è in assetto da combattimento: “Ma guarda tu se devo leggere sui giornali quel che faccio la mattina. Le
do la prima notizia. Non incontro Renzi, io parlo in pubblico. E mi piacerebbe farlo nel Pd, dove è preoccupante il restringimento degli spazi democratici”. Seduto nel suo studio alla Camera, una pila di giornali sul tavolo, l’ex segretario va dritto al punto: “Se Renzi forza, rifiutando il Congresso e una qualunque altra forma di confronto e di contendibilità della linea politica e della leadership per andare al voto, è finito il Pd. E non nasce la cosa 3 di D'Alema, di Bersani o di altri, ma un soggetto ulivista, largo plurale, democratico”.
Scusi Bersani, dice Renzi: il Congresso dopo il 4 dicembre siete voi, cioè la minoranza, che non l’avete voluto. Cazzate. Scriva così che non si scandalizza nessuno. Vogliamo dirci la verità? Per anticipare il Congresso servono le dimissioni del segretario. Evidentemente qualcuno non si vuole dimettere, e infatti il Congresso anticipato non l'ha mai proposto. Ora dico io: chiamalo come vuoi, Congresso, primarie, ma un luogo di confronto e di contendibilità lo chiedo.
......... L’ultima suggestione è estendere l’Italicum al Senato, così ci sono due leggi uniformi e si può votare.
Ripeto: una legge che garantisce l’ingovernabilità. Rende necessario un accordo con Berlusconi e neanche basta. Ma aggiungo, questo lo dovrebbe scrivere in grassetto nell’intervista: vanno tolti i capilista bloccati che portano a una Camera formata per il 70 per cento di nominati. E considero una provocazione allargare al Senato questo scempio. Possiamo discutere o no? E per favore: evitiamo le volgarità dei discorsi sulle seggiole. Io, Speranza, altri abbiamo dimostrato che noi ai posti semmai rinunciamo, in nome delle battaglie sui principi. È offensivo dire che vuole posti chi sta dicendo che bisogna abolire l’aberrazione dei nominati.
......... Sta dicendo che se tira dritto la scissione la sta facendo Renzi?
Il concetto è questo, anche se io lavoro per evitarla. E aggiungo: in quel caso estremo non si aspettino, lo dico agli osservatori, che semplicemente avvenga qualcosa che assomigli a una rottura tra Margherita e Ds. Otto anni non son passati invano e l’idea del Pd risorgerebbe dalla ceneri, perché è una idea buona. Un Pd a servizio di un’area larga, ulivista, plurale, può essere tradito: ma viene fuori da un'altra parte. Non nascerebbe, nel caso estremo, la Cosa 3 di Bersani e D’Alema, ma un soggetto largo, plurale, ulivista. In grado di interpretare quel pezzo di popolo che ha lasciato il Pd e la fase nuova che si è aperta.
dall'articolo di Alessandro De Angelis per huffingtonpost.it
