capture 304 02062020 105001Luigi de Magistris considera il "Csm-gate" come uno dei punti più bassi toccati dalla magistratura. Però non si stupisce. «Apprendo con grande amarezza le ultime novità sul caso Palamara, che peraltro è scoppiato oltre un anno fa, ma non le considero una novità, anche alla luce di quel che ho dovuto subire io stesso prima di entrare in politica». De Magistris ha rivestito per 15 anni la toga del pm d'assalto, protagonista di memorabili indagini sulla classe politica italiana e di conflitti durissimi con i suoi colleghi; poi è uscito dalla magistratura nel 2009 per fare l'eurodeputato (con l'Italia dei Valori di Antonio Di Pietro) e due anni dopo è stato eletto sindaco di Napoli. Riconfermato nel 2016, il suo secondo mandato scadrà l'anno prossimo. Oggi ascolta il richiamo del presidente Mattarella sulla «inammissibile commistione tra politici e magistrati» e sulla «degenerazione del sistema correntizio» con l'aria di chi sapeva già come sarebbe andata a finire.

Per la seconda volta in un anno il capo dello Stato, che presiede anche il Csm, fa capire che la magistratura ha bisogno di una riforma radicale.

«Quelli di Mattarella sono interventi puntuali e profondi. Ma ormai non è nemmeno sufficiente la sola riforma del Csm. Tutto il sistema giudiziario è vittima di degenerazioni correntizie, dietro la sacrosanta indipendenza della magistratura si nascondono gravi dipendenze da logiche di potere interne. Quando si legge la frase "è uno dei nostri" negli stralci dei dialoghi fra magistrati intercettati, si comprende che le correnti, nate come espressione della libertà di pensiero, sono divenute uno strumento di protezione e promozione di cordate».

capture 255 29052020 133219Recovery Fund. Il governo festeggia “sguaiato” quello che ancora deve negoziare. Così Fabio Rampelli dai microfoni di Coffe Break. “Resto sorpreso dal dilettantismo del governo e del Pd. Le smargiassate indeboliscono la nazione. E minano il potere contrattuale nel pieno di un negoziato con Bruxelles e con 4 Stati europei,  satelliti della Germania, che battono i piedi per terra”.

Rampelli: il governo si comporta da idiota

Il vicepresidente della Camera ricorda che per varare ufficialmente “questo Recovery Plan” serve l’unanimità degli Stati membri. Quindi festeggiare ora è da idioti. Direi che si ignorano i fondamentali della psicologia negoziale, che oggi viene addirittura insegnata. Sarà quello il momento nel quale si capirà se le riforme toccheranno solo giustizia amministrativa e pubblica amministrazione e con quali richieste. Oppure se si tenterà di nuovo di entrare nelle questioni di macroecononia.  Peraltro il bilancio dell’Ue – aggiunge Rampelli – è in scadenza e si corre il rischio che l’Italia dovrà reperire quelle risorse autonomamente. Infine, si parla di 82 miliardi da distribuire in sette anni, cifra e tempi ben lontani da quelli di cui aveva parlato lo stesso presidente Conte”.

Stare tutto il tempo a casa ha conseguenze negative sul nostro benessere psico-fisico. Quali?

«Un uomo che non parla a nessuno e a cui nessuno parla è come un pozzo che nessuna sorgente alimenta:

a poco a poco l'acqua che vi stagna imputridisce ed evapora»

Oriana Fallaci.

Isolamento sociale e dal mondo

Sono diversi motivi per cui una persona decida di isolarsi dal mondo e vivere un ritiro sociale.

Ma perchè non si ha voglia di vedere nessuno?

Ovviamente prima fra tutto vi è l’isolamento sociale o paura delle relazioni o di mettersi in gioco in qualsiasi settore, ma potrebbe essere un sintomo anche di alcune patologie come la depressione, l’apatia, la clinomania o la cosiddetta sindrome di Hikikomori.

Vediamo più da vicino le diverse casistiche che coinvolgono una sintomatica in cui non si riesce più ad uscire di casa, isolandosi socialmente da tutto ciò che può fare paura e rinchiudendosi in quella che rappresenta un rifugio sicuro, ossia la casa.

capture 131 20052020 191302Linciaggio vergognoso, insulti e minacce infami via social. Scene dell’altro mondo. Al  presidente della Regione Sicilia, Nello Musumeci,  dopo la nomina ad assessore della Cultura del leghista Alberto Samonà alla guida dell’Assessorato ai Beni culturali sono giunte addirittura minacce di morte. E’ lo stesso Musumeci in una diretta facebook a darne notizia.  “Farai al fine del topo”, “Ti appenderemo a testa in giù”, “Hai i giorni contati”, “Ti auguro una morte lenta e dolorosa”: queste alcune frasi miserabili rese note dallo stesso governatore.  Che va avanti senza indugio sulla sua strada.   “Per alcune di queste frasi se ne occupa già la polizia e per altre sono in corso le identificazioni degli autori”. E ha aggiunto con il consueto garbo che lo contraddistingue: “E’ giusto contestare una iniziativa del presidente della Regione se non la si condivide ma questo dissenso deve essere espresso in maniera corretta”.

La replica di Musumeci

Musumeci risponde per le rime poi agli attacchi del Pd dopo la nomina di Samonà, persona preparata:  “Stiano zitti quelli del Partito democratico, che con Crocetta hanno cambiato 54 assessori in due anni. Con quel governo in due anni e mezzo sono arrivate 22 nomine di assessori, io ne ho fatte soltanto due”.  “Per la Cultura misero assessori che non volevano neanche restare al proprio posto – ricorda Musumeci -. Lo scienziato Zichichi non diede vita neanche a una delibera e Franco Battiato si chiese: ‘cosa ci sto a fare io qui?'”. E continua: “Come possono parlare di rimpasto? Nessun rimpasto, abbiamo solo completato la giunta con il dodicesimo assessore”.

Petralia nei messaggi del magistrato indagato Lo contattò per fare il procuratore a Torino

P er mesi, magistrati illustri o sconosciuti di tutta Italia hanno incrociato le dita, sperando che Luca Palamara - collega potente e riverito fino al clamoroso tonfo per via giudiziaria - avesse avuto il buon senso di cancellare ogni tanto le sue chat. Perché sapevano che se si fosse risaliti non solo agli ultimi mesi, quelli della primavera 2019, ma anche più indietro, non si sarebbe salvato nessuno. Ma Palamara i messaggi non li cancellava. E adesso ce n'è davvero per tutti. Tutti coloro che in due anni hanno bussato alla porta del leader della corrente di Unicost per chiedere, proporre, trattare, sanno che il loro nome prima o poi salterà fuori dalla cornucopia dell'indagine della Procura perugina su Palamara e la sua cricca.

Così nel tritacarne finisce anche un magistrato che alla ribalta pubblica ci era arrivato nei giorni scorsi per la prima volta: Dino Petralia, il procuratore generale di Reggio Calabria, chiamato dal ministro Alfonso Bonafede per mettere un po' di ordine nel caos delle carceri italiane. L'arrivo di Petralia al Dap, il dipartimento dell'amministrazione penitenziaria, era stato salutato come una garanzia di esperienza e serietà. Ma ora si scopre che negli scorsi anni anche Petralia aveva chiesto l'aiuto di Palamara per conquistare un posto cui ambiva assai: la Procura di Torino, lasciata libera dal suo capo Armando Spataro nel dicembre 2018.

Per il posto di Spataro fanno domanda in quattordici, tra cui lo stesso Palamara. Petralia, per anzianità e curriculum, sembra di gran lunga il più titolato. Ma prima ancora che la commissione incarichi direttivi del Csm decida le proposte per il plenum, Petralia intuisce che la sparizione tra correnti rischia di tagliarlo fuori. Prima si sfoga telefonando a una collega, il giudice reggino Tommasina Cotroneo, che si precipita a chiamare Palamara: il quale le dice di rassicurare Petralia, «cercheremo di fare tutto il possibile che tutto vada bene». Ma sono promesse fatte d'aria. Petralia inizia persino a ricevere messaggi di «condoglianze» di colleghi che danno per scontata la sua bocciatura, e a quel punto chatta direttamente con Palamara. I messaggi si infittiscono fino all'ultimo sfogo, il 20 maggio 2019, quando Petralia si lamenta che nonostante i suoi «titoli oggettivi che nessun altro possiede» verrà scavalcato «per logiche antiche che pure questo Csm sosteneva di avere abbandonato».

Nove giorni dopo, però, scoppia il finimondo, con l'inchiesta per corruzione a carico di Palamara che esce allo scoperto e investe l'intero Csm. Petralia ci pensa un po', e il 17 giugno comunica al Csm la sua decisione di revocare la domanda per la Procura di Torino. La mossa appare all'epoca come una giusta dissociazione dal mercato delle nomine scoperchiato dall'inchiesta di Perugia, ma ora, inevitabilmente, va letta anche in un'altra luce: Petralia sapeva che frugando nel telefono di Palamara gli inquirenti avrebbero trovato anche i suoi messaggi, visto che risalivano a pochi giorni prima. Come salteranno fuori le pressioni che lo stesso Petralia aveva fatto l'anno precedente per aiutare un suo amico, Vito Saladino, a diventare presidente di sezione del tribunale di Marsala. Petralia chiede l'intervento di Palamara, che in quel momento è ancora membro del Csm. E il 4 luglio 2018, nell'ultima seduta prima del suo rinnovo, il Csm nomina Saladino.

Scene di ordinario sottobosco, si dirà, cui neanche magistrati rispettabili sapevano sottrarsi. Vero. Ma intanto le intercettazioni tra Palamara e Petralia creano una nuova, consistente rogna per il ministro Bonafede, che puntava sul magistrato siciliano come «uomo forte» sul fronte carcerario: e invece d'ora in poi, ad ogni scontro, Petralia si vedrà rinfacciare quelle chat. Il Dap, insomma, si ritrova un capo depotenziato, se non delegittimato: proprio nel momento meno adatto.

di Luca Fazzo per www.ilgiornale.it

Petralia nei messaggi del magistrato indagato Lo contattò per fare il procuratore a Torino

P er mesi, magistrati illustri o sconosciuti di tutta Italia hanno incrociato le dita, sperando che Luca Palamara - collega potente e riverito fino al clamoroso tonfo per via giudiziaria - avesse avuto il buon senso di cancellare ogni tanto le sue chat. Perché sapevano che se si fosse risaliti non solo agli ultimi mesi, quelli della primavera 2019, ma anche più indietro, non si sarebbe salvato nessuno. Ma Palamara i messaggi non li cancellava. E adesso ce n'è davvero per tutti. Tutti coloro che in due anni hanno bussato alla porta del leader della corrente di Unicost per chiedere, proporre, trattare, sanno che il loro nome prima o poi salterà fuori dalla cornucopia dell'indagine della Procura perugina su Palamara e la sua cricca.

Così nel tritacarne finisce anche un magistrato che alla ribalta pubblica ci era arrivato nei giorni scorsi per la prima volta: Dino Petralia, il procuratore generale di Reggio Calabria, chiamato dal ministro Alfonso Bonafede per mettere un po' di ordine nel caos delle carceri italiane. L'arrivo di Petralia al Dap, il dipartimento dell'amministrazione penitenziaria, era stato salutato come una garanzia di esperienza e serietà. Ma ora si scopre che negli scorsi anni anche Petralia aveva chiesto l'aiuto di Palamara per conquistare un posto cui ambiva assai: la Procura di Torino, lasciata libera dal suo capo Armando Spataro nel dicembre 2018.

Per il posto di Spataro fanno domanda in quattordici, tra cui lo stesso Palamara. Petralia, per anzianità e curriculum, sembra di gran lunga il più titolato. Ma prima ancora che la commissione incarichi direttivi del Csm decida le proposte per il plenum, Petralia intuisce che la sparizione tra correnti rischia di tagliarlo fuori. Prima si sfoga telefonando a una collega, il giudice reggino Tommasina Cotroneo, che si precipita a chiamare Palamara: il quale le dice di rassicurare Petralia, «cercheremo di fare tutto il possibile che tutto vada bene». Ma sono promesse fatte d'aria. Petralia inizia persino a ricevere messaggi di «condoglianze» di colleghi che danno per scontata la sua bocciatura, e a quel punto chatta direttamente con Palamara. I messaggi si infittiscono fino all'ultimo sfogo, il 20 maggio 2019, quando Petralia si lamenta che nonostante i suoi «titoli oggettivi che nessun altro possiede» verrà scavalcato «per logiche antiche che pure questo Csm sosteneva di avere abbandonato».

Nove giorni dopo, però, scoppia il finimondo, con l'inchiesta per corruzione a carico di Palamara che esce allo scoperto e investe l'intero Csm. Petralia ci pensa un po', e il 17 giugno comunica al Csm la sua decisione di revocare la domanda per la Procura di Torino. La mossa appare all'epoca come una giusta dissociazione dal mercato delle nomine scoperchiato dall'inchiesta di Perugia, ma ora, inevitabilmente, va letta anche in un'altra luce: Petralia sapeva che frugando nel telefono di Palamara gli inquirenti avrebbero trovato anche i suoi messaggi, visto che risalivano a pochi giorni prima. Come salteranno fuori le pressioni che lo stesso Petralia aveva fatto l'anno precedente per aiutare un suo amico, Vito Saladino, a diventare presidente di sezione del tribunale di Marsala. Petralia chiede l'intervento di Palamara, che in quel momento è ancora membro del Csm. E il 4 luglio 2018, nell'ultima seduta prima del suo rinnovo, il Csm nomina Saladino.

Scene di ordinario sottobosco, si dirà, cui neanche magistrati rispettabili sapevano sottrarsi. Vero. Ma intanto le intercettazioni tra Palamara e Petralia creano una nuova, consistente rogna per il ministro Bonafede, che puntava sul magistrato siciliano come «uomo forte» sul fronte carcerario: e invece d'ora in poi, ad ogni scontro, Petralia si vedrà rinfacciare quelle chat. Il Dap, insomma, si ritrova un capo depotenziato, se non delegittimato: proprio nel momento meno adatto.

di Luca Fazzo per www.ilgiornale.it

Petralia nei messaggi del magistrato indagato Lo contattò per fare il procuratore a Torino

P er mesi, magistrati illustri o sconosciuti di tutta Italia hanno incrociato le dita, sperando che Luca Palamara - collega potente e riverito fino al clamoroso tonfo per via giudiziaria - avesse avuto il buon senso di cancellare ogni tanto le sue chat. Perché sapevano che se si fosse risaliti non solo agli ultimi mesi, quelli della primavera 2019, ma anche più indietro, non si sarebbe salvato nessuno. Ma Palamara i messaggi non li cancellava. E adesso ce n'è davvero per tutti. Tutti coloro che in due anni hanno bussato alla porta del leader della corrente di Unicost per chiedere, proporre, trattare, sanno che il loro nome prima o poi salterà fuori dalla cornucopia dell'indagine della Procura perugina su Palamara e la sua cricca.

Così nel tritacarne finisce anche un magistrato che alla ribalta pubblica ci era arrivato nei giorni scorsi per la prima volta: Dino Petralia, il procuratore generale di Reggio Calabria, chiamato dal ministro Alfonso Bonafede per mettere un po' di ordine nel caos delle carceri italiane. L'arrivo di Petralia al Dap, il dipartimento dell'amministrazione penitenziaria, era stato salutato come una garanzia di esperienza e serietà. Ma ora si scopre che negli scorsi anni anche Petralia aveva chiesto l'aiuto di Palamara per conquistare un posto cui ambiva assai: la Procura di Torino, lasciata libera dal suo capo Armando Spataro nel dicembre 2018.

Per il posto di Spataro fanno domanda in quattordici, tra cui lo stesso Palamara. Petralia, per anzianità e curriculum, sembra di gran lunga il più titolato. Ma prima ancora che la commissione incarichi direttivi del Csm decida le proposte per il plenum, Petralia intuisce che la sparizione tra correnti rischia di tagliarlo fuori. Prima si sfoga telefonando a una collega, il giudice reggino Tommasina Cotroneo, che si precipita a chiamare Palamara: il quale le dice di rassicurare Petralia, «cercheremo di fare tutto il possibile che tutto vada bene». Ma sono promesse fatte d'aria. Petralia inizia persino a ricevere messaggi di «condoglianze» di colleghi che danno per scontata la sua bocciatura, e a quel punto chatta direttamente con Palamara. I messaggi si infittiscono fino all'ultimo sfogo, il 20 maggio 2019, quando Petralia si lamenta che nonostante i suoi «titoli oggettivi che nessun altro possiede» verrà scavalcato «per logiche antiche che pure questo Csm sosteneva di avere abbandonato».

Nove giorni dopo, però, scoppia il finimondo, con l'inchiesta per corruzione a carico di Palamara che esce allo scoperto e investe l'intero Csm. Petralia ci pensa un po', e il 17 giugno comunica al Csm la sua decisione di revocare la domanda per la Procura di Torino. La mossa appare all'epoca come una giusta dissociazione dal mercato delle nomine scoperchiato dall'inchiesta di Perugia, ma ora, inevitabilmente, va letta anche in un'altra luce: Petralia sapeva che frugando nel telefono di Palamara gli inquirenti avrebbero trovato anche i suoi messaggi, visto che risalivano a pochi giorni prima. Come salteranno fuori le pressioni che lo stesso Petralia aveva fatto l'anno precedente per aiutare un suo amico, Vito Saladino, a diventare presidente di sezione del tribunale di Marsala. Petralia chiede l'intervento di Palamara, che in quel momento è ancora membro del Csm. E il 4 luglio 2018, nell'ultima seduta prima del suo rinnovo, il Csm nomina Saladino.

Scene di ordinario sottobosco, si dirà, cui neanche magistrati rispettabili sapevano sottrarsi. Vero. Ma intanto le intercettazioni tra Palamara e Petralia creano una nuova, consistente rogna per il ministro Bonafede, che puntava sul magistrato siciliano come «uomo forte» sul fronte carcerario: e invece d'ora in poi, ad ogni scontro, Petralia si vedrà rinfacciare quelle chat. Il Dap, insomma, si ritrova un capo depotenziato, se non delegittimato: proprio nel momento meno adatto.

di Luca Fazzo per www.ilgiornale.it

capture 006 12052020 111938Pubblichiamo la lettera che Maryan Ismail, somala in Italia da 35 anni e docente di antropologia dell'immigrazione, ha inviato a Silvia Romano dopo la sua liberazione e l'annuncio della conversione all'Islam. 

Ho scelto il silenzio per 24 ore prima di scrivere questo post. Quando si parla del jihadismo islamista somalo mi si riaprono ferite profonde che da sempre cerco di rendere una cicatrice positiva. L'aver perso mio fratello in un attentato e sapere quanto è stata crudele e disumana la sua agonia durata ore in mano agli Al Shabab mi rende ancora furiosa, ma allo stesso tempo calma e decisa. Perché? Perché noi somali ne conosciamo il modus operandi spietato e soprattutto la parte del cosidetto volto "perbene" . Gente capace di trattare, investire, fare lobbing, presentarsi e vincere qualsiasi tipo di elezione nei loro territori e ovunque nel mondo. Insomma sappiamo di essere di fronte a avversari pericolosissimi e con mandanti ancor più pericolosi.

Ora la giovane cooperante Silvia Romano, che è bene ricordare non ha mai scelto di lavorare in Somalia, ma si è trovata suo malgrado in una situazione terribile, è tornata a casa. Non è un caso che per mesi ho tenuto la foto di Silvia Romano nel mio profilo fb. Sapevo a cosa stava andando incontro. Si riesce soltanto ad immaginare lo spavento, la paura , l'impotenza, la fragilità e il terrore in cui ci si viene a trovare? Certamente no, ma bastava leggere i racconti delle sorelle yazide, curde, afgane, somale, irachene, libiche , yemenite per capire il dolore in cui si sprofonda. Comprendo tutto di Silvia. Al suo posto mi sarei convertita a qualsiasi cosa pur di resistere, per non morire. Mi sarei immediatamente adeguata a qualsiasi cosa mi avessero proposto, pur di sopravvivere.

capture 105 10052020 172124Sul caso Alfonso Bonafede-Nino Di Matteo, esploso ormai una settimana fa con le dichiarazioni del secondo a Non è l'arena di Massimo Giletti, ora entra a gamba tesa, anzi tesissima, l'avvocato Carlo Taormina, insomma uno che qualche nozione in termini di giustizia ce l'ha. E Taormina per riassumere e commentare la vicenda usa termini pesantissimi: "Volete sapere se Bonafede si faccia comandare dalla mafia o se Di Matteo sia un buffone - premette -? La procura di Roma, da me investita, deve decidere. Siccome nessuno parla, fatevi sentire voi e ritwittate. È per la democrazia. Grazie", conclude su Twitter l'avvocato, invocando una rapida indagine e soprattutto offrendo due possibili soluzioni al "giallo" tutt'altro che assolutorie per i due protagonisti.

capture 043 06052020 182805Oggi l’ARRESTO, da parte della Guardia di Finanza, del direttore dell’Ente Fiera di Bergamo Stefano Cristini!

E’ del 27 giugno, solo 6 giorni fa, l’interrogazione depositata dal Consigliere Dario Violi in cui chiedeva chiarezza riguardo la situazione creatasi in Fiera di Bergamo – Ente Fiera Promoberg. Mentre lunedì il cda ha riconfermato il direttore per altri 3 anni.

La stampa ha riportato alcuni fatti riguardanti lettere anonime, microspie audio e video, perplessità su considerevoli rimborsi spese. Violi aveva richiesto espressamente “Quali azioni Regione Lombardia intendesse intraprendere per portare chiarezza e trasparenza sui fatti sopra esposti”.

Il direttore è accusato di aver simulato falsi rimborsi spese intestati a ignari dipendenti, per appropriarsi indebitamente, nel corso degli anni, di oltre 140 mila euro.

“Chiedo nuovamente che cosa ha fatto la Regione fino a oggi? Dov’è stato il suo rappresentante in questi anni? La Regione faccia chiarezza e che dia risposte in merito a quanto fatto fino a oggi, per verificare la correttezza dell’operato di questo ente.” conclude Violi.

Gli anniversari dovrebbero essere aboliti. Soprattutto quando celebrano un evento politico che si presta a una giostra di opinioni non condivise. Accade così per il settantesimo del 25 aprile 1945, la festa della Liberazione.  Una cerimonia che suscita ancora contrasti, giudizi incattiviti e tanta retorica. A volte un mare di retorica, uno tsunami strapieno anche di bugie e di omissioni dettate dall' opportunismo politico. Per rendersene conto basta sfogliare i quotidiani e i settimanali di questa fine di aprile. È da decenni che studio e scrivo della nostra guerra civile. Ma non avevo mai visto il serraglio di oggi. Una fiera dove tutto si confonde. Dove imperano le menzogne, le reticenze, le pagliacciate, le caricature. È vero che siamo una nazione in declino e che ha perso la dignità di se stessa. Però il troppo è troppo. Per non essere soffocato dalla cianfrusaglia, adesso proverò a rammentare qualche verità impossibile da scordare. La prima è che la guerra civile conclusa nel 1945, ma con molte code sanguinose sino al 1948, fu un conflitto fra due minoranze. Erano pochi i giovani che scelsero di fare i partigiani e i giovani che decisero di combattere l' ultima battaglia di Mussolini. Il «popolo in lotta» tanto vantato da Luigi Longo, leader delle Garibaldi, non è mai esistito. A perdere furono i ragazzi di Salò, i figli dell' Aquila repubblicana. Ma a vincere non furono quelli che avevano preso la strada opposta. L' Italia non venne liberata da loro. Se il fascismo fu sconfitto lo dobbiamo ad altri giovani che non sapevano quasi nulla di un Paese che dal 1922 aveva obbedito al Duce e l' aveva seguito in una guerra sbagliata, combattuta su troppi fronti.

capture 216 25042020 165208Una vera Liberazione non dovrebbe dimenticare l'altra memoria, quella dei vinti

È scomodo, specie oggi, ricordare che, nonostante si avvalori una memoria, quella dei vincitori, questo Paese dovrebbe avere “la” memoria, quella ampia e dolorosa nella sua complessità. Senza lasciar nulla sotto il tappeto. Tantomeno i crimini, efferati, di cui si macchiarono alcune fazioni partigiane. Pure loro, scrisse Giampaolo Pansa, che negli ultimi anni pagò un prezzo di linciaggio mediatico per quell’operazione storiografica che si intestò “avevano ucciso persone innocenti e inermi sulla base di semplici sospetti, spesso infondati, o sotto la spinta di un cieco odio ideologico”. Parole tratte da “La guerra sporca dei partigiani e dei fascisti”. Un volume dell’enorme produzione di Pansa sul tema. L’ultimo, “La Repubblichina”, parlava di Teresa Bianchi, giovane donna che pagò la sua scelta di prestar servizio come maestra di scuola nella Repubblica di Salò.

Quando tutto crollò, subì l’oltraggio partigiano in pubblica piazza, legata, rapata a zero, cosparsa di bitume in testa, privata della sua femminilità. Potè, per fortuna, ricostruirsi una vita di lì in poi. Ma a molti andò molto peggio, in un’eruzione di vendette sommarie. Luigi Canali, il “Capitano ‘Neri”, era a capo della Resistenza comasca ed ebbe un ruolo di primo piano nell’esecuzione di Benito Mussolini. La sua morte è avvolta nel mistero ma, come si intuisce anche da un memoriale di sua mamma, è probabilmente riconducibile ad un regolamento di conti fra partigiani comunisti. E nella fine violenta incappò anche la sua fidanzata, Giuseppina Tuissi, staffetta partigiana “Gianna”, che aveva preso ad indagare sulla scomparsa del suo amato. E proprio in questo giorno, per dire, di settant’anni fa cominciava il calvario di Giuseppina Ghersi, a Savona. Poco più che bambina, 13 anni, ma “colpevole” di appartenere ad una famiglia di simpatizzanti fascisti, il che le cuciva addosso il timbro di spia. A 13 anni, sì. Alcuni partigiani la prelevarono, la tennero sotto sequestro per qualche giorno, la stuprarono per poi mettere fine alla sua vita con una sventagliata di mitra, il 30 aprile. Nel centro Italia, tra Terni e Rieti, si collocano le sanguinose scorrerie della “Brigata Gramsci”.

capture 201 24042020 123156Cos’è il plagio? Cosa fare in caso di manipolazione psicologica? La persona plagiata può denunciare?

Quando si parla di plagio, la prima cosa a cui si pensa è la violazione del diritto di autore. Commette plagio, infatti, chi si appropria indebitamente di un’opera altrui protetta da copyright. Il plagio, però, può significare anche un’altra cosa: nel diritto romano, questo termine veniva riferito alla condotta di chi riduceva un uomo libero in condizione di schiavitù. A lungo il nostro codice penale ha previsto e punito il reato di plagio. Come si vedrà, però, le cose sono cambiate e oggi è difficile capire cosa fare in caso di persona plagiata. Approfondiamo questo delicato argomento.

Plagio: cos’è?

Cosa fare quando una persona è plagiata? In passato, non ci sarebbero stati problemi: il codice penale prevedeva la reclusione da cinque a quindici anni per chi sottoponeva una persona al proprio potere, in modo da ridurla in totale stato di soggezione [1].

capture 157 22042020 121637Se anche un moderato per vocazione come Ferruccio De Bortoli usa parole pesanti contro il governo di Giuseppe Conte per la gestione dell'emergenza coronavirus. Accade a L'aria che tira, il programma di Myrta Merlino in onda su La7, dove si faceva il punto sulle prospettive e la possibile ripartenza. E l'ex direttore del Corriere della Sera punta il dito: "Dobbiamo restare uniti senza polemiche strumentali e pensando solo al bene del Paese. Aspiriamo a recuperare nei limiti del possibile la nostra normalità ma dovremo avere una socialità più consapevole". Dunque, a strettissimo giro di posta, aggiunge: "Peccato che il governo a volte ci tratti come degli adolescenti. Il rischio zero non lo avremo mai", conclude Ferruccio De Bortoli.

capture 101 19042020 163710Prima di vedere i soldi, quelli veri del Recovery fund, occorre attendere almeno un anno. Il falco tedesco Klaus Regling, intervistato dal Corriere della Sera, spiega come funziona davvero l'Unione europea e perché all'Italia converrebbe dare il via libera al Mes e, nel caso, accedervi. Piccolo particolare: Regling è il direttore generale del Fondo Salva Stati, meglio noto come Mes. Come dire, parere leggermente interessato. Di più: Regling è stato tra gli artefici del famigerato "salvataggio" della Grecia

Prima di vedere i soldi, quelli veri del Recovery fund, occorre attendere almeno un anno. Il falco tedesco Klaus Regling, intervistato dal Corriere della Sera, spiega come funziona davvero l'Unione europea e perché all'Italia converrebbe dare il via libera al Mes e, nel caso, accedervi. Piccolo particolare: Regling è il direttore generale del Fondo Salva Stati, meglio noto come Mes. Come dire, parere leggermente interessato. Di più: Regling è stato tra gli artefici del famigerato "salvataggio" della Grecia

capture 004 07042020 173802Italiani stanchi dell'Unione europea. Anche i sondaggi bocciano la gestione del coronavirus di Ursula von der Leyen e compagnia bella. Secondo i dati forniti da Renato Mannheimer per la trasmissione Quarta Repubblica, il 70 per cento degli italiani crede che i falchi tedeschi vogliano strangolare l'Italia a fronte di un risicato 16 per cento che crede ancora al buonismo di Angela Merkel. Il motivo di questa poca fiducia è l'ennesima porta in faccia che il nostro Paese si è visto chiudere: gli Eurobond.Misura in grado di pompare liquidità nelle casse dei paesi martoriati dall'emergenza Covid-19. A ridosso della riunione dell'Eurogruppo, la Germania è convinta che per affrontare la pandemia bisogna sospendere il Patto di Stabilità, far fronte al tanto controverso Mes e  creare un fondo di tutela per la disoccupazione attraverso il meccanismo della riassicurazione, il progetto Sure. Eppure, come già precisato dai leader dell'opposizione come Giorgia Meloni, si tratta di provvedimenti vincolanti che metteranno ko l'Italia.

capture 054 06042020 151501Sono saliti a 87 i medici morti per coronavirus in Italia. E’ quanto emerge dall’ultimo aggiornamento
dell”elenco caduti’ pubblicato dalla Fnomceo, Federazione nazionale Ordini medici. Rispetto all’ultimo aggiornamento sono 7 i decessi registrati in più: due medici di medicina generale, un internista, un medico termale, un rianimatore, un cardiologo e un radiologo. Sono 12.252 invece, secondo l’ultimo report dell’Istituto Superiore di Sanità, gli operatori sanitari contagiati.

I nomi dei medici morti

I 7 nomi nuovi sono quelli di: Riccardo Zucco, neurologo; Ghvont Mrad, medico termale; Gianbattista Bertolasi, medico di medicina generale; Silvio Lussana, medico internista, ex primario di Medicina; Giuseppe Aldo Spinazzola, cardiologo; Vincenzo Emmi, rianimatore; Carlo Amodio, radiologo ed ex primario di Radiologia.

capture 035 05042020 202638Non cita i grillini, il professor Pierluigi Lopalco, ma ogni riferimento a persone, politici e movimenti non è puramente casuale: i no-vax, i grillini, chiunque, fino a un anno fa, mettesse in discussione i vaccini. E ora è in ginocchio dagli scienziati per chiedergli una soluzione all’apocalisse del coronavirus.

Il coronavirus e i vaccini tanto attesi

“E’ passato solo un anno, ma sembra un secolo (una pandemia) fa. Si combatteva per far comprendere l’importanza dei vaccini. Oggi non c’è bisogno di spiegarlo”. E’ la riflessione dell’epidemiologo Pierluigi Lopalco, responsabile della struttura di progetto per il coordinamento delle emergenze epidemiologiche della Regione Puglia, che su Facebook posta le immagini di un’iniziativa di sensibilizzazione per i giovani in tema di vaccinazioni, organizzata il 4 aprile 2019 al Teatro Apollo di Lecce.

I grillini no-vax che ora fingono di non esserlo…

Solo un paio di mesi fa, dopo essere stata silurata da ministro della Salute, con la giravolta politica dei grillini in favore del governo col Pd, Giulia Grillo rivelava una verità inequivocabile. La presenza di tanti no-vax, potentissimi, nelle file del M5S. “Nel M5S tanti no vax. Taverna e gli altri big ora fanno finta di nulla”. Così Il Messaggero titolava l’intervista rilasciata dalla Grillo, che citava gli esponenti 5Stelle con cui non aveva trovato convergenze rispetto alle disposizioni in materia di obbligo vaccinale ai tempi del governo Conte 1.

capture 612 03042020 141746La maggioranza boccia l’emendamento sulla semplificazione dei voucher necessari per garantire il lavoro di raccolta nelle campagne e così facendo mette in pericolo la fornitura alimentare del Paese e rischia di lasciare presto vuoti gli scaffali dei supermercati. Lo afferma Ettore Prandini, presidente della Coldiretti, in riferimento alla decisione della Commissione Bilancio del Senato di dichiarare improcedibile l’emendamento per la reintroduzione dei voucher nell’ambito dei lavori per la conversione del dl Cura Italia.

"Stiamo vivendo una situazione eccezionale con l’intera filiera alimentare impegnata in prima linea a garantire quel cibo necessario alle famiglie italiane e che – sottolinea Prandini - rischia di mancare se non verranno assunti provvedimenti straordinari per assicurare la presenza di manodopera nelle campagne. Soprattutto dopo che – evidenzia il presidente della Coldiretti -  il blocco delle frontiere ha fatto venire meno la presenza di gran parte dei 370mila lavoratori stranieri dai quali dipende un quarto della produzione di Made in Italy alimentare".  

capture 462 28032020 173628Federdistribuzione e Federalimentare: "Le scorte ci sono". E invitano alla calma i cittadini "Così stressate solo le strutture e gli operatori. L'emergenza scaffali vuoti non c'è"

La presa d'assalto ai supermercati dopo l'annuncio del decreto del presidente del Consiglio che estende le misure della 'zona arancione' a tutta Italia "è inutile oltre che dannosa" e rischia di "mettere sotto stress strutture e lavoratori", creando un'emergenza laddove non c'è.

Parola di Federalimentare e Federdistribuzione, big della Grande distribuzione organizzata (Gdo) in Italia. Come la settimana scorsa, l'industria alimentare ha fronteggiato l'emergenza nella zona rossa della Lombardia, così è pronta a farlo nel resto d'Italia: nessun problema sul fronte della produzione, né su quello delle scorte, né tantomeno per i trasporti.

"Il sistema di distribuzione nazionale è assolutamente in grado di funzionare normalmente - assicura Claudio Gradara, presidente Federdistribuzione - è chiaro che assalti di questo tipo possono provocare la mancanza di prodotti sugli scaffali, ma parliamo di una mancanza di qualche ora perché i punti vendita vengono riforniti almeno un paio di volte al giorno".

capture 419 26032020 190618Lasciar morire l'Italia. Dopo quelle che sembravano pallide aperture, in particolare da Ursula von der Leyen (per chi le volesse credere), la doccia gelata nei giorni drammatici del coronavirus arriva direttamente dalla Germania. Si parla dei cosiddetti corona-bond, o virus-bond, un'idea buona per pompare liquidità nelle casse dei Paesi membri e per provare a farli uscire dalla violenta crisi economica incombente, anzi già iniziata. Niente da fare, secondo i tedeschi. A parlare per conto di Angela Merkel è Peter Altmaier, ministro dell'Economia, che ha definito quello sulle cedole "un dibattito vuoto", consigliando poi "cautela quando vengono presentati presunti nuovi concetti geniali, che molto spesso sono solo una riedizione di concetti vecchi già respinti". Ed è esattamente così: i coronabond ricalcano in pieno l'idea relativa agli eurobond tanto cara a Giulio Tremonti per aiutare l'Italia nei giorni della crisi economica, idea respinta con veemenza dal fronte franco-tedesco (il prezzo furono Mario Monti e tutto ciò che ne seguì).Insomma, decide sempre la Germania. E decide di schiacciare l'Italia, ponendo una sorta di pietra tombale sull'ipotetico collocamento da 1.000 miliardi di euro, che sarebbe stato gestito dalla Bce. Il tutto mentre negli Stati Uniti, giusto per intendersi, il congresso si è accordato su un piano storico da 2.000 miliardi di dollari per rilanciare la prima economia mondiale. E il tutto, ancora, mentre Berlino e la Merkel, fregandosene dei vincoli europei sul pareggio di bilancio (che noi invece dobbiamo rispettare, pena punizioni draconiane e minacce di insediamento della Troika), hanno pompato 550 miliardi per risollevare l'economia.

capture 356 24032020 164955"Infami, lo diciamo". L'emergenza coronavirus fa emergere il peggio del sistema Italia e Maria Giovanna Maglie si indigna. La giornalista condivide su Twitter il commento, polemico, del collega Marco Tosatti.

"Mi scrive una lettrice: una ex collega medico da poco in pensione ha fatto domanda di rientro per aiutare nell’emergenza".  La risposta ottenuta dall'eroico professionista? "Lunedì passi all’Agenzia delle entrate per aprire la partita IVA". Le priorità dello Stato italiano. E a Tosatti, come alla Maglie, non resta che insultare chi ha ordito una simile rete di cinismo e ottusità burocratica.

capture 339 23032020 181330Soldatino Marco Travaglio ovviamente presente. Giuseppe Conte travolto da sacrosante critiche che arrivano un po' da tutte le latitudini per come continua a gestire l'emergenza coronavirus, tra decreti pasticciati e dirette-show su Facebook? Bene, a zittire i critici - o almeno a provarci - ci pensa il direttore del Fatto Quotidiano: per lui, vietato toccare il premier. Oggi, lunedì 23 marzo, Marco Manetta verga un lungo editoriale in cui, in buona sostanza, dipinge il presidente del Consiglio come una sorta di eroe nazionale. Editoriale che non è sfuggito, affatto, ad Augusto Minzolini, che a quel pezzo dedica un tweet corrosivo: "Anni fa Travaglio scrisse Slurp, un libro sul leccaculismo - premette -. A leggere le sue note su Conte, più elogiative di quelle di Mario Appelius sul Duce, è tempo di una ristampa in cui dedichi a se stesso il primo capitolo: per Travaglio, Conte è il redivivo Achille che sbaraglierà da solo il virus", conclude Minzolini. Nulla da aggiungere.

capture 101 12032020 191323Attilio Fontana lo ha ripetuto dall'inizio. Contro il coronavirus, misure drastiche. Così, scrive Alessandro Sallusti, "si è messo la mascherina in diretta tv e ha scelto gli uomini: salvare prima i lombardi per salvare poi la Lombardia e le sue aziende. Si è battuto come un leone, cosa secondo i più impensabile e infattibile, per chiudere prima e sigillare poi la sua regione". Ora, sottolinea nel suo editoriale su Il Giornale, tutti, compresa l'Oms gli danno ragione. "Lo hanno deriso, Fontana, per quella mascherina goffamente indossata. Quella mascherina è stata invece il segnale incompreso, non serviva a proteggere lui, che comunque era protetto e al sicuro, ma tutti noi che ancora vagavamo scettici e incoscienti".

Adesso, conclude Sallusti, "se non pochi miei colleghi avessero un minimo di onestà intellettuale, oggi dovrebbero piovere le scuse", "la Lombardia come tutte le regioni del Nord è in ottime mani e dobbiamo fidarci". 

capture 098 12032020 181051I numeri sui contagi da coronavirus in Italia parlano chiaro: il venti per cento delle vittime non soffriva di altre patologie: "Le vittime sono 827, più 196 in un solo giorno", ha spiegato ieri 11 marzo il capo della Protezione civile Angelo Borrelli che ha corretto in parte il messaggio drastico dato 24 ore prima, e molto criticato per esempio dal virologo Roberto Burioni. Il commissario aveva detto che non esistono morti solo da Coronavirus. Invece sì. Così di fronte a una platea di giornalisti sempre più virtuale, è costretto a chiarire: "Il 78 per cento dei deceduti aveva anche altre patologie". Il restante 22 per cento no. Tutti sani. Quindi, ancora una volta, aveva ragione Burioni. di coronavirus si muore. Punto. 

capture 097 12032020 180746Le camere mortuarie non bastano per contenere tutte le vittime del coronavirus. Negli ospedali di Bergamo (il Papa Giovanni in primis, ma anche le Cliniche Humanitas Gavazzeni), non ci sono più posti per chi è deceduto per "polmonite interstiziale", il principale effetto del Covid-19. Non c'è più posto nemmeno nella camera mortuaria del cimitero cittadino, rivela il Corriere della Sera. A oggi ci sono quasi 20 decessi al giorno.In diciotto giorni si contano 142 vittime su un totale di 244 Comuni, concentrate tra Nembro, Alzano Lombardo, Albino, come se il flusso del virus, dopo aver colpito pesantemente nella bassa Val Seriana, avesse preso contemporaneamente due direzioni: da un lato Zogno e la Val Brembana, dall'altro il cuore di Bergamo.

Leggo ogni giorno Bergamonews e tutti i giornali online della Lombardia perchè ho quattro persone che amo e che vivono tra la Città Bassa e quella Alta.
Si legge " Daniele Macchini, medico dell’Humanitas Gavazzeni, in un lungo post su Facebook racconta la sua esperienza in prima linea contro il coronavirus".

Rubatevi due minuti e seguite attentamente le richieste del dott. MACCHINI.

In una delle costanti mail che ricevo dalla mia direzione sanitaria a cadenza più che quotidiana ormai in questi giorni, c’era anche un paragrafo intitolato “fare social responsabilmente”, con alcune raccomandazioni che possono solo essere sostenute.
Dopo aver pensato a lungo se e cosa scrivere di ciò che ci sta accadendo, ho ritenuto che il silenzio non fosse affatto da responsabili. Cercherò quindi di trasmettere alle persone “non addette ai lavori” e più lontane alla nostra realtà, cosa stiamo vivendo a Bergamo in questi giorni di pandemia da Covid-19.
Capisco la necessità di non creare panico, ma quando il messaggio della pericolosità di ciò che sta accadendo non arriva alle persone e sento ancora chi se ne frega delle raccomandazioni e gente che si raggruppa lamentandosi di non poter andare in palestra o poter fare tornei di calcetto rabbrividisco.

Capisco anche il danno economico e sono anch’io preoccupato di quello. Dopo l’epidemia il dramma sarà ripartire. Però, a parte il fatto che stiamo letteralmente devastando anche dal punto di vista economico il nostro SSN, mi permetto di mettere più in alto l’importanza del danno sanitario che si rischia in tutto il paese e trovo a dir poco “agghiacciante” ad esempio che non si sia ancora istituita una zona rossa già richiesta dalla regione, per i comuni di Alzano Lombardo e Nembro (tengo a precisare che trattasi di pura opinione personale).
Io stesso guardavo con un po’ di stupore le riorganizzazioni dell’intero ospedale nella settimana precedente, quando il nostro nemico attuale era ancora nell’ombra: i reparti piano piano letteralmente “svuotati”, le attività elettive interrotte, le terapie intensive liberate per creare quanti più posti letto possibili. I container in arrivo davanti al pronto soccorso per creare percorsi diversificati ed evitare eventuali contagi. Tutta questa rapida trasformazione portava nei corridoi dell’ospedale un’atmosfera di silenzio e vuoto surreale che ancora non comprendevamo, in attesa di una guerra che doveva ancora iniziare e che molti (tra cui me) non erano così certi sarebbe mai arrivata con tale ferocia.
(apro una parentesi: tutto ciò in silenzio e senza pubblicizzazioni, mentre diverse testate giornalistiche avevano il coraggio di dire che la sanità privata non stava facendo niente).
Ricordo ancora la mia guardia di notte di una settimana fa passata inutilmente senza chiudere occhio, in attesa di una chiamata dalla microbiologia del Sacco. Aspettavo l’esito di un tampone sul primo paziente sospetto del nostro ospedale, pensando a quali conseguenze ci sarebbero state per noi e per la clinica. Se ci ripenso mi sembra quasi ridicola e ingiustificata la mia agitazione per un solo possibile caso, ora che ho visto quello che sta accadendo.
Bene, la situazione ora è a dir poco drammatica. Non mi vengono altre parole in mente.
La guerra è letteralmente esplosa e le battaglie sono ininterrotte giorno e notte.
Uno dopo l’altro i poveri malcapitati si presentano in pronto soccorso. Hanno tutt’altro che le complicazioni di un’influenza. Piantiamola di dire che è una brutta influenza. In questi 2 anni ho imparato che i bergamaschi non vengono in pronto soccorso per niente. Si sono comportati bene anche stavolta. Hanno seguito tutte le indicazioni date: una settimana o dieci giorni a casa con la febbre senza uscire e rischiare di contagiare, ma ora non ce la fanno più. Non respirano abbastanza, hanno bisogno di ossigeno.
Le terapie farmacologiche per questo virus sono poche.

Il decorso dipende prevalentemente dal nostro organismo. Noi possiamo solo supportarlo quando non ce la fa più. Si spera prevalentemente che il nostro organismo debelli il virus da solo, diciamola tutta. Le terapie antivirali sono sperimentali su questo virus e impariamo giorno dopo giorno il suo comportamento. Stare al domicilio sino a che peggiorano i sintomi non cambia la prognosi della malattia.
Ora però è arrivato quel bisogno di posti letto in tutta la sua drammaticità. Uno dopo l’altro i reparti che erano stati svuotati, si riempiono a un ritmo impressionante. I tabelloni con i nomi dei malati, di colori diversi a seconda dell’unità operativa di appartenenza, ora sono tutti rossi e al posto
dell’intervento chirurgico c’è la diagnosi, che è sempre la stessa maledetta: polmonite interstiziale bilaterale.

Ora, spiegatemi quale virus influenzale causa un dramma così rapido. Perché quella è la differenza (ora scendo un po’ nel tecnico): nell’influenza classica, a parte contagiare molta meno popolazione nell’arco di più mesi, i casi si possono complicare meno frequentemente, solo quando il VIRUS distruggendo le barriere protettive delle nostre vie respiratorie permette ai BATTERI normalmente residenti nelle alte vie di invadere bronchi e polmoni provocando casi più gravi. Il Covid 19 causa una banale influenza in molte persone giovani, ma in tanti anziani (e non solo) una vera e propria SARS perché arriva direttamente negli alveoli dei polmoni e li infetta rendendoli incapaci di svolgere la loro funzione. L’insufficienza respiratoria che ne deriva è spesso grave e dopo pochi giorni di ricovero il semplice ossigeno che si può somministrare in un reparto può non bastare.
Scusate, ma a me come medico non tranquillizza affatto che i più gravi siano prevalentemente anziani con altre patologie. La popolazione anziana è la più rappresentata nel nostro paese e si fa fatica a trovare qualcuno che, sopra i 65 anni, non prenda almeno la pastiglia per la pressione o per il diabete. Vi assicuro poi che quando vedete gente giovane che finisce in terapia intensiva intubata, pronata o peggio in ECMO (una macchina per i casi peggiori, che estrae il sangue, lo ri-ossigena e lo restituisce al corpo, in attesa che l’organismo, si spera, guarisca i propri polmoni), tutta questa tranquillità per la vostra giovane età vi passa.
E mentre ci sono sui social ancora persone che si vantano di non aver paura ignorando le indicazioni, protestando perché le loro normali abitudini di vita sono messe “temporaneamente” in crisi, il disastro epidemiologico si va compiendo.

E non esistono più chirurghi, urologi, ortopedici, siamo unicamente medici che diventano improvvisamente parte di un unico team per fronteggiare questo tsunami che ci ha travolto. I casi si moltiplicano, arriviamo a ritmi di 15-20 ricoveri al giorno tutti per lo stesso motivo. I risultati dei tamponi ora arrivano uno dopo l’altro: positivo, positivo, positivo. Improvvisamente il pronto soccorso è al collasso. Le disposizioni di emergenza vengono emanate: serve aiuto in pronto soccorso. Una rapida riunione per imparare come funziona il software di gestione del pronto soccorso e pochi minuti dopo sono già di sotto, accanto ai guerrieri che stanno al fronte della guerra. La schermata del pc con i motivi degli accessi è sempre la stessa: febbre e difficoltà respiratoria, febbre e tosse, insufficienza respiratoria ecc… Gli esami, la radiologia sempre con la stessa sentenza: polmonite interstiziale bilaterale, polmonite interstiziale bilaterale, polmonite interstiziale bilaterale. Tutti da ricoverare. Qualcuno già da intubare e va in terapia intensiva. Per altri invece è tardi...
La terapia intensiva diventa satura, e dove finisce la terapia intensiva se ne creano altre. Ogni ventilatore diventa come oro: quelli delle sale operatorie che hanno ormai sospeso la loro attività non urgente diventano posti da terapia intensiva che prima non esistevano.
Ho trovato incredibile, o almeno posso parlare per l’HUMANITAS Gavazzeni (dove lavoro) come si sia riusciti a mettere in atto in così poco tempo un dispiego e una riorganizzazione di risorse così finemente architettata per prepararsi a un disastro di tale entità. E ogni riorganizzazione di letti, reparti, personale, turni di lavoro e mansioni viene costantemente rivista giorno dopo giorno per cercare di dare tutto e anche di più.

Quei reparti che prima sembravano fantasmi ora sono saturi, pronti a cercare di dare il meglio per i malati, ma esausti. Il personale è sfinito. Ho visto la stanchezza su volti che non sapevano cosa fosse nonostante i carichi di lavoro già massacranti che avevano. Ho visto le persone fermarsi ancora oltre gli orari a cui erano soliti fermarsi già, per straordinari che erano ormai abituali. Ho visto una solidarietà di tutti noi, che non abbiamo mai mancato di andare dai colleghi internisti per chiedere “cosa posso fare adesso per te?” oppure “lascia stare quel ricovero che ci penso io”. Medici che spostano letti e trasferiscono pazienti, che somministrano terapie al posto degli infermieri. Infermieri con le lacrime agli occhi perché non riusciamo a salvare tutti e i parametri vitali di più malati contemporaneamente rilevano un destino già segnato.
Non esistono più turni, orari. La vita sociale per noi è sospesa.
Io sono separato da alcuni mesi, e vi assicuro che ho sempre fatto il possibile per vedere costantemente mio figlio anche nelle giornate di smonto notte, senza dormire e rimandando il sonno a quando sono senza di lui, ma è da quasi 2 settimane che volontariamente non vedo né mio figlio né miei familiari per la paura di contagiarli e di contagiare a sua volta una nonna anziana o parenti con altri problemi di salute. Mi accontento di qualche foto di mio figlio che riguardo tra le lacrime e qualche videochiamata.
Perciò abbiate pazienza anche voi che non potete andare a teatro, nei musei o in palestra. Cercate di aver pietà per quella miriade di persone anziane che potreste sterminare. Non è colpa vostra, lo so, ma di chi vi mette in testa che si sta esagerando e anche questa testimonianza può sembrare proprio un’esagerazione per chi è lontano dall’epidemia, ma per favore, ascoltateci, cercate di uscire di casa solo per le cose indispensabili. Non andate in massa a fare scorte nei supermercati: è la cosa peggiore perché così vi concentrate ed è più alto il rischio di contatti con contagiati che non sanno di esserlo. Ci potete andare come fate di solito. Magari se avete una normale mascherina (anche quelle che si usano per fare certi lavori manuali) mettetevela. Non cercate le ffp2 o le ffp3. Quelle dovrebbero servire a noi e iniziamo a far fatica a reperirle. Ormai abbiamo dovuto ottimizzare il loro utilizzo anche noi solo in certe circostanze, come ha recentemente suggerito l’OMS in considerazione del loro depauperamento pressoché ubiquitario.

capture 051 11032020 114024Eh sì, grazie allo scarseggiare di certi dispositivi io e tanti altri colleghi siamo sicuramente esposti nonostante tutti i mezzi di protezione che abbiamo. Alcuni di noi si sono già contagiati nonostante i protocolli. Alcuni colleghi contagiati hanno a loro volta familiari contagiati e alcuni dei loro familiari lottano già tra la vita e la morte.
Siamo dove le vostre paure vi potrebbero far stare lontani. Cercate di fare in modo di stare lontani. Dite ai vostri familiari anziani o con altre malattie di stare in casa. Portategliela voi la spesa per favore.
Noi non abbiamo alternativa. E’ il nostro lavoro. Anzi quello che faccio in questi giorni non è proprio il lavoro a cui sono abituato, ma lo faccio lo stesso e mi piacerà ugualmente finché risponderà agli stessi principi: cercare di far stare meglio e guarire alcuni malati, o anche solo alleviare le sofferenze e il dolore a chi non purtroppo non può guarire.

capture 025 09032020 193143Dopo Wuhan c'è l'Italia, seconda al mondo per vittime e contagi. Anche la curva dell'epidemia è simile e ora si spera che fra un mese e mezzo anche da noi i casi comincino a frenare. Intanto l'emergenza sta per esplodere in Francia, Germania, Gran Bretagna e Usa. Perché il centro del contagio continua a spostarsi. E lo scenario è sempre lo stesso, soltanto sfasato di qualche settimana, riporta la Repubblica. Il direttore dell'Oms Tedros Adhanom Ghebreyesus lo ha detto chiaramente: "Ogni paese deve darsi da fare per fermare, contenere, controllare, ritardare e ridurre l'impatto di questo virus" perché l'epidemia non conosce confini.In Francia si contano mille contagi. Due deputati sono stati infettati e le scuole chiuse per due settimane nelle due province dell'Oise e dell' Alto Reno, dove i casi sono aumentati di 8 volte in 2 giorni. In Germania i casi sono 850, Berlino ha vietato gli assembramenti e si prepara a misure di sostegno economico. A Mosca 14 giorni di quarantena videosorvegliata o si rischia 5 anni di carcere.

capture 011 09032020 112551Nel momento più difficile, quando decine di migliaia di imprenditori rischiano di chiudere l'attività e i soldi sono contati, è meglio continuare a dare il poco che c'è a chi non fa nulla (e magari lavora in nero o spaccia, come racconta una lunghissima casistica), oppure usarli per sostenere chi produce? Cominciando, ad esempio, col cancellare i pagamenti fiscali del 16 marzo, che già incombono sulle aziende come un incubo? La scelta che ha davanti Giuseppe Conte è questa, e la risposta che ha dato sinora il suo governo è la peggiore: si continua così, destinando le briciole all'emergenza. Tutto pur di non toccare il reddito di cittadinanza, feticcio dei Cinque Stelle.

Le cifre in ballo le ha ricordate ieri l'ufficio studi della Cgia di Mestre. «Per dare un sussidio a chi è poco interessato a trovarsi un lavoro o vuole andare in pensione in anticipo», cioè per il reddito di cittadinanza e per garantire l'assegno previdenziale a quota cento, «il governo ha previsto 12,3 miliardi di euro per il 2020. Per affrontare una crisi economica che, invece, rischia di far scivolare il Paese in una recessione pesantissima, promette 7,5 miliardi». Qualcosa non torna, dunque, ed è qualcosa di grosso.

capture 650 06032020 145628Michelle Hunziker si racconta alla #CR4 Repubblica delle Donne dove tra amori, maternità e carriera, ha parlato anche della sua amicizia con Vittorio Feltri, nata nel periodo peggiore della vita della showgirl, quello in cui era vittima della setta della pranoterapeuta Clelia e del suo clan. "Ci siamo conosciuti tramite un nostro amico che fa il vino, Michelle aveva qualche problema in quel periodo e abbiamo cercato di darle una mano", spiega il direttore-fondatore di Libero."Ho sempre detto che ho una grande gratitudine nei confronti di Vittorio", ricorda la presentatrice che poi aggiunge: "In un periodo in cui c’era una caccia alle streghe nei miei confronti, l’unico ad aiutarmi fu proprio lui con un bellissimo articolo, facendomi respirare un attimo"..

capture 574 03032020 142455"Il coronavirus è l'epifenomeno ma la radice di quello che sta succedendo è in questa fotografia". Giulio Tremonti in una intervista a Il Corriere della Sera mostra la foto di un Paese spaccato in due e spiega: "Ad avere prodotto questo incidente della Storia è proprio la contraddizione che si è aperta tra la parte meno sviluppata del Paese e quella costiera iper-avanzata. La crescita della Cina negli scorsi due decenni è stata troppo rapida, una forzatura che ha creato grandi squilibri". E il coronavirus "arriva oggi dopo il fantasmagorico, felice ma artificiale trentennio della globalizzazione" e che è "un cambio radicale nel paradigma finora positivo e progressivo" della globalizzazione stessa.Chiarisce parlando della Cina, che "ha un grande problema demografico, mezzo miliardo di persone anziane - spiega -. Quando, nel 2009, Xi Jinping, che allora non era ancora presidente, mi invitò a tenere una lezione alla scuola del Partito Comunista, mi fu detto che l'obiettivo era fare diventare i cinesi un po' più ricchi prima che diventassero vecchi. E in questa direzione si sono lanciati, per esempio puntando sull'intelligenza artificiale come sostituto della manifattura. È una corsa che ha creato un impressionante squilibrio geografico. Oggi ci sono due Cina: quella esterna iper-sviluppata, quella interna ferma in una arretratezza millenaria".

capture 573 03032020 120144Come ogni giorno, poco dopo le 18, ecco piovere il bollettino della Protezione civile sull'emergenza coronavirus. Cifre ambivalenti. Già, perché c'è un dato che fa paura: in un solo giorno ci sono stati altri 18 morti, 15 dei quali in Lombardia, che porta le vittime da Covid-19 a 52 in totale. Dunque, le 24 ore peggiori dall'inizio dell'emergenza. Le cifre sono state snocciolate in conferenza stampa dal commissario all'emergenza, Angelo Borrelli.I casi di contagio salgono invece a 1.835: nelle ultime 24 ore sono stati trovati altri 258 positivi, "il 50% dei asintomatici" ha sottolineato Borrelli. Si tratta di una decisa frenata rispetto ai dati diffusi domenica, quando l'incremento dei contagi era stato di circa 500 in sole 24 ore. Dunque, sul fronte buone notizie, sono stati segnalati anche 66 guariti, che portano a 149 totali le persone che hanno recuperato completamente dal coronavirus.