Trieste - "Non siamo in vendita. Dal 15 ottobre ci sarà blocco totale del porto se non sarà tolto l'obbligo del passaporto sanitario per tutte le categorie di lavoratori d'Italia!". E' tutta qui, in questa frase, la chiave della trasformazione dei portuali di Trieste nei nuovi eroi della galassia Green pass. Con il loro braccio di ferro col Governo, che di fatto ha ceduto alle richieste garantendo una soluzione - tamponi gratis per lavorare - che si è vista pure respinta, stanno accendendo gli animi di chi contesta la certificazione verde.
Sui social, specie su Twitter dove lo scontento no vax è molto attivo a colpi di hashtag, sono descritti così: "I portuali di Trieste che rifiutano la marchetta del tampone gratuito sono i veri paladini della Costituzione. Eroi". E ancora: "Bloccare il porto commerciale di Trieste significa bloccare la merce che gira per tutto il mondo. Non so se vi rendete conto ma un giorno faremo un monumento a questi ragazzi coraggiosi". C'è chi si spinge anche oltre: "Ai Portuali di Trieste, dopo che tutta questa distopia avrà avuto fine, perché avrà fine, è inevitabile, si dovrà fare un monumento in tutte le piazze d'Italia. Come per gli Arditi del Piave.
Adesso più che mai è necessario ottenere l’indipendenza energetica, perché presente e soprattutto futuro dell’Italia dipendono senza alcun dubbio da questa affermazione di sovranità. Senza di essa la nostra nazione è condannata all’irrilevanza, pagando oltretutto l’immobilismo a carissimo prezzo. Da questo basilare assunto nasce “Italia potenza nucleare”, la nuova campagna politica lanciata oggi da CasaPound.
Italia potenza nucleare: la nuova campagna di CasaPound
“L’improvviso rincaro delle bollette è l’ennesima dimostrazione che il nostro paese non è indipendente neanche dal punto di vista energetico – si legge nella nota diffusa dal movimento – Non bastano decreti legge approvati in tutta fretta per risolvere una situazione che rischia di diventare insostenibile. Serve tornare ad osare e, bisogna farlo rendendo l’Italia una potenza nucleare”.
CasaPound riapre dunque un dibattito tornato in auge qualche settimana fa e frettolosamente messo in ghiaccio da una classe politica alle prese con questioni di lana caprina. “Perché continuare ad acquistare l’energia nucleare dalla Francia? L’Italia deve tornare ad essere indipendente dal punto di vista energetico”, scrive Cpi sui propri social.
Dopo l’assalto alla sede romana della Cgil a sinistra ci si aspetta che passi completamente in secondo piano l’ignavia del sindacato di Landini di fronte all’introduzione del green pass obbligatorio come requisito per lavorare. E alla notizia che i Cobas hanno contestato – e duramente – il sindacalista a Milano, Gad Lerner inorridisce: “Cascano le braccia”.
Milano, la contestazione alla Cgil: “Landini venduto”
Ieri un corteo di protesta dei lavoratori organizzato da Usb, Sol e Cobas a Milano nella giornata di lunedì 11 ottobre, di fronte alla Camera del Lavoro, ha lanciato cori e insulti ai sindacalisti della Cgil in presidio davanti alla sede milanese. Alcuni degli epiteti? ‘Servi’, ‘buffoni’, ‘venduti’, ‘i fascisti siete voi’, ‘servi dei padroni’. I manifestanti hanno poi srotolato uno striscione ‘No green pass’ che campeggiava di fianco alle bandiere rosse, stando a quanto riporta MilanoToday.
Giorgia Meloni è un fiume in piena negli studi di “Fuori dal Coro”. La leader di Fratelli d’Italia è l’ospite d’onore del programma di approfondimento serale di rete 4, condotto da Mario Giordano, nella puntata di martedì 12 ottobre. Un’intervista a tutto campo sui temi caldi del momento dagli scontri in piazza per la manifestazione contro il Green Pass obbligatorio nei luoghi di lavoro, alle accuse di vicinanza alla galassia neofascista. L’onorevole Meloni è tornata sui fatti di Roma, condannando tutti gli episodi di violenza: "Ho parlato di matrice fascista e antifascista, perché ci sono stati dodici arrestati di estrema destra a Roma e circa 30 denunciati dei centri sociali a Milano e quattro a Torino. Ho sempre condannato la violenza, senza nessuna ambiguità. Come non c’è nessuna ambiguità di Fratelli d’Italia sui rapporti con il fascismo o con le organizzazioni di estrema destra, rapporti che non esistono. Io con quella gente lì non ho nulla a cui spartire, FdI non ha rapporti con questa gente”.
“Il fascismo per la sinistra è la coperta di Linus. L’onda nera scatta ogni volta che si presentano le liste elettorale”, denuncia la leder di FdI. A proposito delle violenze durate le manifestazioni, si scaglia contro la gestione del Ministro dell’Interno: “L’hanno lasciata fare mi sembra evidente perché sapevano chi erano, avevano il braccialetto elettronico e il daspo. Aveva il divieto di partecipare alle manifestazioni, lo aveva anche annunciato 3 ore prima. Il ministero degli interni dov’era? Ritengo che sia una vergogna che il ministro venga a riferire in aula dopo 10 giorni dall’accaduto, perché io credo che sia una priorità. Vedremo che cosa accadrà il 15, io temo che si possa ripetere e soprattutto che si possa ripetere prima del voto. Nella migliore delle ipotesi c’è l’incapacità conclamata nella peggiore non ne voglio nemmeno parlare”. Immancabile la risposta al “secondo” di Enrico Letta che ha definito FdI un partito “fuori d’arco democratico”.
Achtung elezioni, tirate fuori un po’ di materiale per la lotta antifascista. Davvero cimeli d’altro tempo, che però continuano a suscitare dibattiti incredibili. Certo, ci sono passioni ideologiche che sembrano aver bisogno della carica giusta, ma che ad ogni campagna elettorale debbano esser tirate fuori dai cassetti, suscita davvero imbarazzo. È la morte delle idee. Perché è revival.
Vai in televisione – di più sui social – e ti chiedono se sei antifascista. La risposta viene facile: scusatemi, ma dov’è il fascismo che incombe? Allora mi dica se è fascista e ti viene spontaneo dire che il Pnf non c’è e non si capisce perché non ci sia tanto ardore sul comunismo.
Ma che c’entra, ti fanno, in Italia il comunismo non c’è stato. Però, se si continua così il sospetto che lo vogliate viene immediato. Poi ti buttano in mezzo Roberto Fiore, Giuliano Castellino e “quelli della Cgil”, intesi come assaltatori. Quindi, se sabato scorso fossero stati febbricitanti, il fascismo non sarebbe tornato.
In realtà, si cercano pretesti per delegittimare l’avversario. E in campagna elettorale tutto fa comodo. E l’avversario è la destra legalitaria, quella che sta in Parlamento e che non ha bisogno di commettere atti di violenza. Nel mirino ci sono “le destre”, quelle di Giorgia Meloni e Matteo Salvini. Si chiede loro quotidianamente professione di antifascismo, “eh, quella fiamma del Msi”…
Il presidente del Consiglio, Mario Draghi, ieri ha firmato tutti i dpcm che regolano da venerdì prossimo l'accesso ai luoghi di lavoro pubblici e privati con il green pass. Regole durissime che lasceranno fuori da quei luoghi buona parte dei 3 milioni di lavoratori italiani che oggi vengono stimati privi del certificato verde perché non vaccinati e non guariti dal Covid. O avranno la possibilità e le risorse per sottoporsi a tre test con tamponi rapidi ogni settimana, caricandosi sulle spalle una spesa di 250 euro al mese, o saranno sospesi dal lavoro e dallo stipendio, pur non rischiando il posto. Si tratta di un sacrificio economico importante per molti lavoratori per cui quella somma rappresenta il 25-30% dello stipendio mensile. Per qualcuno anche di più, per altri meno. Ma non c'è solo il problema economico: perché quei tamponi non sono così facile da ottenere. La domanda è ovviamente esplosa con l'emergenza lavoro, e in gran parte di Italia le farmacie e i luoghi preposti hanno prenotazioni fino a Natale e non sono in grado di effettuare i test, tanto più in orari utili ai lavoratori. Il governo prima di innalzare queste forche caudine impensabili in una Repubblica che la Costituzione dice “fondata sul lavoro”, non ha pensato a rafforzare e organizzare la rete sanitaria pubblica e privata per assicurare a tutti di avere un tampone a disposizione. E' indubbiamente un errore di Mario Draghi e del suo ministro della Salute, Roberto Speranza che viene pure da una storia in cui il diritto al lavoro doveva essere caro. Perfino aziende che per non perdere lavoratori essenziali e non rischiare ritardi e penali sulle commesse si sono offerte di offrire gratuitamente tamponi ai propri dipendenti non riescono a stipulare accordi di assistenza quotidiana con farmacie o laboratori specializzati. A questo bisognava ionestamente pensare prima.
Il Tempo raggiunge al telefono Enrico Michetti, candidato sindaco del centrodestra a Roma, negli ultimi, convulsi giorni della campagna elettorale,che si chiuderà venerdì alle 18 a Campo de’ Fiori. “Ho un po’ di influenza”, dice (si è sottoposto anche al test covid, ma è risultato negativo n.d.r) “ma supereremo anche quella”. E il colloquio non può iniziare da quel tema che si è abbattuto come una clava sulla campagna elettorale romana, ossia l’assalto alla Cgil da parte di frange estremiste di destra. Da lì, il confronto cittadino è stato asfaltato dallo scontro sulle patenti di democrazia affibbiate dalla sinistra, dalle accuse di contaminazioni neofasciste.
Che ne è della campagna elettorale per la città, con l’irruzione di questi temi?
Credo che i cittadini di Roma abbiano bisogno di conoscere i programmi, perché un candidato non deve rivendicare argomenti fumosi, ma idee chiare attraverso cui poi governare. Si è venuto a creare un clima ostile, che non fa bene a nessuno. Perché poi si creano fratture pesanti, che si ripercuotono anche dopo. Con un contesto così divisivo si amministra male e si blocca tutto, in quanto poi il funzionario non firma nulla perché teme di essere denunciato dall’altra parte. Proprio per questo io ho mantenuto un atteggiamento di serenità.
È arrivata la sospensione in via cautelativa dal servizio e dalle funzioni della poliziotta No Green Pass, Alessandra “Nandra” Schilirò. La notizia, inizialmente diffusa dall’agenzia di stampa Adnkronos, ha trovato conferma nelle parole della stessa Schilirò. «Sarò sospesa da domani. Da oggi ho revocato la mia iscrizione al sindacato Cosap e, a giorni, conoscerete tutte le motivazioni», ha scritto su Facebook, Schilirò, precisando che la sospensione non sarebbe entrata in vigore oggi.
L’affondo contro gli agenti «che hanno picchiato i manifestanti»
La vicequestore era stata nominata dirigente del neonato sindacato Cosap, dal quale come annunciato si è disiscritta. Stamattina Schilirò aveva postato su Facebook un intervento che stigmatizzava «come cittadina e come sindacalista», il comportamento di alcuni poliziotti in piazza, sabato. «Chiedo l’immediata punizione dei poliziotti che hanno picchiato i manifestanti senza alcuna provocazione», ha scritto, aggiungendo che «la violenza è inammissibile da qualsiasi parte provenga».
L'obiettivo del sottosegretario all’Interno Carlo Sibilia doveva essere quello di difendere l'operato della ministra Luciana Lamorgese dopo le evidenti mancanze nella gestione dell'ordine pubblico per gli scontri no green pass a Roma. Ma l'esponente del Movimento 5 Stelle martedì 12 ottobre ad Agorà, il programma condotto da Luisella Costamagna su Rai2, segna un clamoroso autogol.
Dopo le violenze e l'assalto alla sede della Cgil da parte di estremisti di Forza Nuova si temono altri fronti caldi, non solo dall'area neo-fascista anche da parte di realtà del mondo anarchico e antagonista. "L'attenzione è sempre altissima, abbiamo visto una escalation di azioni da condannare - ammette il grillino - parliamo di violenza senza merito, non si capisce come Forza Nuova abbia fatto da ricettacolo di tanti estremisti che sono stati chiamati da tutta Italia e sono arrivati con i camion, le moto, i mini-van e alcuni di questi sono stati anche fermati alle porte di Roma".
Insomma, dalle parole del sottosegretario della Lamorgese si desume che i violenti siano arrivati da tutta Italia rispondendo ad appelli spesso pubblici, e molti sono stati anche fermati. Eppure per ore sono stati liberi di fare il proprio comodo in città.
L’ipotesi di un decreto di scioglimento di Fn a quanto pare è al vaglio di Palazzo Chigi, intanto il centrodestra compatto dice no alla mozione del Pd. Il premier Mario Draghi, sotto pressione da parte del centrosinistra dopo l’attacco alla Cgil di sabato, per adesso non dice né sì né no a un decreto per sciogliere i movimenti che si ispirano al fascismo. Se per il Pd di Letta, il M5S di Conte e compagni vari è un’emergenza nazionale, il presidente del Consiglio sa che in Parlamento la mozione del Pd (come quella di Iv) non passerebbe, visto il no compatto del centrodestra. Così come sa che non è affatto scontato fare un decreto per sciogliere Fn, ritenuta responsabile dell’assalto di sabato. Esistono precedenti, come quello dello scioglimento di Ordine Nuovo nel 1973, ma a seguito di una sentenza. Qui invece non ci sono sentenze, ma solo un pezzo di maggioranza – i giallofucsia – da tenere buono in qualche modo.
“Giorgia Meloni? E’ dentro l’arco costituzionale chi viene votato“: così Vittorio Sgarbi zittisce il vicesegretario del Pd Giuseppe Provenzano. “L’accostamento della Meloni al ‘neofascismo’ ha lo stesso senso dell’accostamento del nome Provenzano a quello del suo omonimo mafioso“. Un paragone molto forte, quello che fa Sgarbi, ma che serve a rimettere a posto l’esponente dem, secondo cui la leader di FdI sarebbe “fuori dall’arco democratico e repubblicano“.
Sgarbi a Provenzano: “Dentro l’arco democratico ci sono tutti i partiti votati”
“Dentro l’arco democratico – osserva Sgarbi – sono inevitabilmente tutti i partiti votati in democrazia da cittadini liberi. Questo non avviene nei Paesi comunisti, evidentemente ancora cari a Provenzano. E se, per un esponente del Partito Democratico, è lecito riconoscersi in una storia che discende da Togliatti, complice di Stalin, e ha visto la famiglia Castro al potere, con i dissidenti uccisi o ancora in carcere”, fa presente il leader di Rinascimento. “Per un esponente della destra democratica – aggiunge – è lecito coltivare il pensiero di Giovanni Gentile, ucciso dagli antifascisti, e il pensiero di Luigi Pirandello”.
Un vero e proprio show quello messo in atto da un tunisino a Milano, dove i carabinieri del nucleo Radiomobile hanno arrestato per rapina aggravata il 35enne, pluripregiudicato per reati contro la persona, in materia di stupefacenti e di immigrazione.
Milano, tunisino rapina ragazza: intervengono i passanti
Nel pomeriggio di venerdì i militari sono intervenuti in viale Montebello, dove una 26enne è stata avvicinata dal tunisino che le ha strappato di mano il cellulare e nel tentativo di sottrarle la borsa a tracolla l’ha fatta cadere. Sentite le urla di aiuto della ragazza, alcuni passanti hanno rincorso e fermato il 42enne, ma hanno dovuto lasciarlo quando ha estratto un coltello per minacciarli.
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